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Church of S. Pietro
Switzerland

Oratorio campestre in età antica, voluto probabilmente dalle potenti famiglie longobarde e costruito poco sopra lo sbarramento naturale della «ganna» di Ludiano, la chiesa di San Pietro di Motto assiste in tempi di pace all'andirivieni tranquillo e cadenzato dei mercanti e dei pellegrini che transitano poco distante sulla strada del Lucomagno, ritenuta a ragione la via più breve per l’attraversamento delle Alpi fino al XII secolo, quando il San Gottardo si apre ai traffici internazionali.

Durante le alterne dominazioni sulla Valle e le conseguenti lotte di potere fra i Comuni lombardi e l'Impero, la chiesetta osserva impotente il movimentato passaggio di eserciti agguerriti che solcano le verdi campagne del fondovalle.

In tempi a noi più vicini e in seguito al mutamento del quadro politico ed ecclesiastico delle terre cisalpine l'oratorio viene ad assumere, nel contesto religioso locale, diversi ruoli e mansioni: gli stessi che sono rimasti leggibili nelle modifiche architettoniche e strutturali dell'edificio e che gli studi puntuali legati ai lavori di restauro hanno finemente evidenziato.

La particolare ubicazione della chiesa (a metà strada tra i vari villaggi e in aperta campagna) suggerisce persino una sua unica e originaria funzione parrocchiale per gli insediamenti confinanti.

I resoconti delle visite pastorali degli arcivescovi milanesi (da San Carlo in poi) aggiungono nuovi e più circostanziati elementi per la conoscenza non solo della vita religiosa, ma anche della comunità che abita i dintorni.


Notizie Storiche

Fine del VI secolo
È probabile, sul posto, la presenza di un'ara pagana dedicata ai Mani (divinità propiziatorie).
Con la “evangelizzazione” delle terre del Ticino l'ara può aver subìto delle trasformazioni sino a diventare luogo di culto cristiano.
Dell'epoca è riscontrata unicamente un'aula quadrangolare chiusa ad est, con un'abside semicircolare e un altare a base quadrata.
Non si riscontrano al suo interno delle sepolture.

Secolo VIII
Il periodo è favorevole al sorgere di chiesette soggette a ulteriori trasformazioni.
Nella chiesetta primitiva si riscontra l'innalzamento di un gradino del presbiterio per rapporto all'aula.
Anche l'altare è ingrandito e racchiude il precedente.
All'interno dell'edificio compaiono le prime sepolture.

Secolo X
Da un documento del 968 si deduce che un monastero di Pavia (il San Pietro in Ciel d'Oro) vanta delle proprietà in quel di Dongio (Doxo).
Fra queste “la chiesa di San Pietro in campagna” (Da Meyer e Biucchi).
A questo periodo si possono ascrivere le sepolture trovate all'esterno della chiesa d'allora, a conferma dell'antichità dell'area cemeteriale (in epoca preromanica).

Fine XII - inizio XIII secolo
Secondo talune ipotesi (di Don G. Gallizia in particolare) San Pietro diventa “chiesa battesimale” di Dongio Ludiano e Semione.
La realizzazione dell'impianto romanico, caratterizzato dall' aula rettangolare, dall'abside circolare con altare centrale, da un gradino di separazione fra coro e navata, dalla transenna lignea e dal pavimento cementizio, è di questi decenni.
È possibile l'esistenza di un soffitto di legno e di un campanile a vela.
Nulla parla in favore di una decorazione parietale.

Dal XIV al XV secolo
Col sorgere delle chiese di Santa Maria a Semione (1207) e di San Secondo a Ludiano (1283), San Pietro cede a questa il grado di
parrocchia, rinascendo nelle vesti di semplice oratorio. E tale resterà.
Le poche modifiche apportate in questo periodo avvengono al suo interno.
La decorazione pittorica, a riquadri sulle pareti non intonacate, prende avvìo negli ultimi decenni del Trecento.
Prima del 1470 (ma dopo il 1380) viene costruita una cantoria e ingrandito ulteriormente l'altare.

1570
L'oratorio è visitato da S. Carlo Borromeo (seconda Visita in Blenio).

1581 -82
I resoconti delle visite dei Vicari visitatori (i «decreti») permettono di ricostruire con maggior precisione l'evoluzione del monumento.
La chiesa è ingrandita e prende le dimensioni definitive.
È pure dotata dell'attuale campanile, che sostituisce quello a vela.

1608-1639
Viene aggiunta la sacrestia.

1858
Dopo la posa del pavimento in lastre di gneiss, l'ingrandimento della sacrestia e la posa del paliotto di scagliola (ritocchi avvenuti nel primo terzo del Settecento), seguendo il gusto del momento viene costruita una volta di gesso ribassata sostenuta da centine di legno.
Sono ricaricate d'intonaco le pareti della navata e viene fusa una nuova campana che, con incisa l'invocazione ai morti, conferma l'esistenza del cimitero.

1973-1988
Gli ultimi restauri riportano la chiesa all'aspetto attuale.


(Fonte:  Volantino informativo “San Pietro – Motto di Dongio – una presenza romanica sulla via del Lucomagno”, a cura del Comitato Pro Restauri Chiesa San Pietro  Dongio – 1997)



Informazioni di dettaglio da "Guida d'arte della Svizzera italiana":

L'edificio primitivo, una piccola aula quadrata con abside semicircolare risalente alla fine VI sec., fu sostituito nel XlII sec. dall'attuale chiesa romanica orientata, pure conc lusa da un'abside semicircolare. Sopraelevazione e prolungamento verso O, inserimento del soffitto ligneo a travature della navata e innalzamento del campanile addossato alla facciata principale nel1581.
Sagrestia aggiunta nel 1608.

Nell'angolo N-0 della cinta muraria sorge l'antico ossario affiancato da un portale in pietra.

Restauro curato da Mauro Buletti e Paolo Fumagalli,1976-88, accompagnato da indagini archeologiche.

Dipinti murali realizzati tra il XIV e il XIX sec.

Sul fianco S del la navata: Imago Pietatis nel la lunetta del portale. e S. Cristoforo, opere di un pittore lombardo, terzo quarto XIV sec.

La decorazione pittorica dell'abside e dell'arco trionfale prob. coeva, di cui rimangono solo poche tracce sull'intradosso dell'arco, fu ritoccata tra la fine del XV e l'inizio del XVI sec. da un pittore della cerchia di Antonio da Tradate; dello stesso autore anche il S. Pietro sulla parete N della navata; nella calotta absidale, Majestas Domini attorniata dagli evangelisti raffigurati come angeli; nel registro inferiore, gli apostoli; nei pennacchi dell'arco trionfale, Annunciazione;  sull 'archivolto des., S. Antonio Abate.

Verso. la metà del XIX sec. gli affreschi dell'abside furono ridipinti dalla bottega dei Calgari.

Sulla parete N della navata si conservano ulteriori affreschi appartenenti alla campagna decorativa tardotrecentesca: la Crocifissione e i due santi nel registro inferiore vicino al coro, tra cu i si riconosce S. Bartolomeo. La figura di S. Lucia è attr. al pittore del riquadro con la Madonna fra due santi sulla parete di fronte.

Un maestro attivo nella seconda metà del XV sec. dipinse S. Stefano e la Madonna in trono, sovrastata da una copia ottocentesca dei Calgari. Sotto l'altare del XVIII sec. con paliotto in scagliata di Francesco So lari, 1732, si scorgono i resti degli altari precedenti.



(fonte: autori diversi (2008, seconda edizione): Guida d'arte della Svizzera italiana, a cura della Società di storia dell'arte in Svizzera (SSAS), pp. 90-91, Edizioni Casagrande, 604 pagine)



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