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Piazza Vittorio Emanuele II°
Italy

Piazza Vittorio Emanuele II

FACCIATA CHIESA SS FILIPPO E GIACOMO

Breve storia costruzione della chiesa

Dopo la prima visita del vescovo di Todi Mons. Francesco Maria Gozzoli del 1808, la chiesa arcipretale versava in cattive condizioni, e chiese alle autorità ed ai cittadini di restaurarla, per il decoro che necessita la presenza di Cristo o di costruirne una nuova.

In mancanza di fondi però, nessuna delle due proposte poteva realizzarsi, tanto che nelle due visite successive: 1827 e 1831 vedendo che lo stato delle cose non cambiava, promise di trovare parte dei fondi necessari per realizzare l’opera. Tornato nel 1835 elargì i sopravanzi dei beni ecclesiastici della parrocchia, affidandone l’amministrazione ad una commissione detta “Commissione della Fabbrica della Chiesa”, composta da nove membri fra cui l’arciprete, il priore comunale ed altri notabili locali.

Le dimensioni insufficienti della chiesa (si contavano 1.500 abitanti) e le difficoltà di restaurare la vecchia chiesa del Pio Suffragio, si decise di incrementarla con quella che comprendeva l’oratorio del Pio Suffragio, le vecchie sacrestie, l’orto ed una sezione della casa parrocchiale adiacente.

Del progetto fu incaricato il perugino Giovanni Santini che tra il 1835 e il 1837 realizzo il progetto che piacque molto alla commissione. La perizia portava una spesa di 6.506 scudi, e fondi cospicui vennero dalle elargizioni dei Papi Gregorio XVI e Pio IX, che rispettivamente concessero 120 e 3.198 scudi per la realizzazione della chiesa. Tali concessioni si ottennero grazie alla generosa collaborazione delle chiese di Todi: Mons. Gozzoli, Mons. Rossi e Mons. Rosati.

I lavori furono appaltati al Capomastro Angelo Cica di Chiusi. Poiché l’erezione della nuova chiesa sarebbe avvenuta nel medesimo luogo della precedente, si rese necessario provvedere ad un’altra chiesa per celebrare le funzioni.

Esistevano nel paese altre due chiese di proprietà della Confraternita della Misericordia: Chiesa di Santa Illuminata con annesso Oratorio del Pio Suffragio ma entrambe potevano contenere non più di un terzo dei fedeli. Si decise così di riedificare nello stesso luogo la Chiesa di Santa Illuminata: il progetto fu sempre affidato a Santini ed i lavori allo stesso Angelo Cica. Il progetto fu consegnato il 15 luglio 1838 ed i lavori furono velocemente realizzati e portati a termine nel 1839, per una spesa di 1,314,33 scudi.

I lavori della nuova chiesa arcipretale iniziarono nel 1837 e terminarono nel 1851. il costo fu di 8.237,07 scudi.

FACCIATA DELLA CHIESA

Struttura: Divisa in tre parti, con corpo centrale coronato dal timpano e le ali laterali a semplice copertura. Il corpo centrale presenta sopra l’entrata un finestrone semicircolare, chiaro riferimento dei templi e delle ville disegnate dal Palladio. Il rifacimento della facciata fu pensato in occasione del secondo centenario della rivelazione della Madonna dei Portenti, cioè  1932. i lavori furono realizzati dal Vignaroli, con l’aiuto di Domenico Moriconi e Gustavo Federici.

Il finestrone circolare fu eseguito dall’artigiano locale Lorenzo Ciani.

In effetti le facciate progettate dal Santini hanno molte similitudini con le chiese di Agello, san Martino in Colle, Trevi.

Portali: I tre portali di ingresso, sono inquadrati da cornici di ordine dorico. 

LAPIDI

Le lapidi laterali contengono il ricordo del bicentenario della Madonna dei Portenti, quello a sinistra, e della costruzione e dedicazione della chiesa (a destra).

- Lapide di destra (traduzione)

Questo tempio eretto a spese di più sodalizi, ed in massima parte della munificenza del Pontefice Pio IX, da Nicolò Rossi, vescovo di Todi benedetto, e trasferitavi con pompa solenne dalla contrada Vinello, com’era desiderio del clero e di tutto il popolo, la prodigiosa immagine della Vergine Ss. Dei Portenti, intitolato ai Ss. Filippo e Giacomo, il VI aprile MDCCCLI, fu dal Magistrato e dai cittadini di Monte Castello abbellito di nuova maestà e decoro e ne venne scolpito nel marmo. Il ricordo, l’anno 1932, decimo dell’era fascista.

- Lapide di sinistra (traduzione)

Sotto il pontificato di Pio IX essendo Re d’Italia Vittorio Emanuele III, Pietro Gasparri della P.R.C. Segretario di Stato, Benito Mussolini Duce del Governo, composto finalmente il lungo e calamitoso dissidio, tra la fede apostolica e il regno, gli abitanti dell’illustre terra di Monte Castello Vibio, al compiersi del secondo secolo, dalla manifestazione prodigiosa della Vergine Santissima dei Portenti, con l’autorità e il consiglio del nostro vescovo Luigi Zafferami, decretati solenni festeggiamenti, restaurarono e adornarono la facciata del tempio, perché fosse monumento ai futuri, della loro devozione verso la Regina del cielo, auspice di così grande avvenimento, l’Anno del Signore 1932 decimo dell’era fascista.

POZZO CISTERNA

Il Cinquecentesco pozzo posto all’ingresso della piazza, è stato rifatto, ed ha in se tutta la bellezza delle costruzioni di allora. Dopo la sua ricostruzione (è stato abbassato di circa dieci centimetri) ma  sul zoccolaio si vedono le incanalature, i solchi che secoli di trazioni delle corde per la pesca delle acque, hanno inciso sul marmo.

Questo a dimostrare che il pozzo è nato senza la carrucola in ferro sovrastante l’apertura, e ricollocato nella piazza nel 1981. Il pozzo rappresenta una testimonianza architettonica, storica e culturale dei tempi che furono, ed il suo antico uso era quello di raccolta dell’acqua piovana. Per la vicinanza al livello del mare e per l’impossibilità in molti luoghi di costruire acquedotti in grado di costruire le case soprattutto in campagna, il pozzo era la forma più utilizzata in costruzione.

PANORAMA

Il panorama che appare alla vista del visitatore che si sofferma in piazza è di sconfinata bellezza. Le dolci colline umbre, ancora ben coltivate secondo l’antica tradizione contadina, è interrotto qua e là, da colline e promontori sul quale si ergono antichi paesi tra cui si riconosce Monte Molino, adagiato sulle rive del Tevere, e più in fondo Todi. 

Simone Mazzi

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Uploaded: 16/10/2012
Updated: 10/06/2014
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The name "Italy" is shrouded in mystery; some etymologists trace it to a Greek word meaning "the land of young cattle."Italy was fond of Jupiter and Mars from the very start, Jupiter for fatherly good luck and Mars for war!But it all began with Rome. Rome was founded by Romulus and Remus who were sons of Rhea and Mars.The twins were abandoned at birth out of a fear that they would grow up and later overthrow Amelius, usurper of their grandfather's rightful throne.Wrongful mis-doings most foul! Treachery and sabotage!! HOW would these two blessed infants make their way in such a world?As it turns out, the twins didn't have to make their way very far, because one of them killed the other one and then they weren't twins anymore. But that happens later.First they got rescued by a she-wolf who suckled them with her milk and raised them as her own until they were discovered by the shepherd Faustulus.Faustulus fed them meat and bread and also raised them as his own until they were old enough to return to Amelius and hack him up as planned. They reinstated the grandfather Numitor to his rightful throne and went off to celebrate by starting a town of their own.They chose a hilly area where the mama wolf had saved them from certain death in the barren wilderness and began scouting locations.Romulus liked one hill. Remus liked another. The circle of crows like Romulus' hill, so Romulus killed Remus and named the town after himself. Thus Rome was born and Italy with it.Text by Steve Smith.